De minimis e formazione finanziata: quanto può ottenere davvero un’azienda nel 2026

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Nel 2026 le imprese possono ottenere fino a 300.000 euro di aiuti in regime de minimis, ma il reale budget per la formazione dipende dal plafond residuo e dai vincoli di "impresa unica". Leggi la guida per imparare a calcolare i margini disponibili, evitare errori strategici e ottimizzare l'uso dei bandi e dei Fondi Interprofessionali.

Nel 2026 un’azienda può ottenere fino a 300.000 euro di aiuti in regime de minimis nell’arco di tre anni, ma questo non significa avere automaticamente 300.000 euro disponibili per la formazione. La cifra realmente utilizzabile dipende dal plafond ancora libero, dagli aiuti già concessi, dalle regole del singolo bando e dalla possibilità di combinare strumenti diversi, come voucher regionali e Fondi Interprofessionali.

Per un’impresa che vuole formare i dipendenti, il punto non è solo trovare un bando aperto. Il vero punto è capire quanto margine ha ancora per ricevere contributi senza superare i limiti previsti dalla normativa europea.

In pratica, il de minimis non è un ostacolo burocratico. È il cruscotto da controllare prima di decidere come finanziare un piano formativo.

Cos’è il de minimis, spiegato in modo semplice

Il regime de minimis è una regola europea che consente agli Stati di concedere aiuti pubblici alle imprese entro un limite massimo, senza dover richiedere una specifica autorizzazione alla Commissione Europea.

Dal 1° gennaio 2024, il Regolamento (UE) 2023/2831 ha fissato il massimale ordinario a 300.000 euro per impresa unica nell’arco di tre anni.

Questo limite può riguardare anche la formazione finanziata, perché alcuni contributi destinati all’aggiornamento dei lavoratori possono essere concessi in regime de minimis, a seconda della misura e del bando applicabile.

Può accadere, ad esempio, con voucher regionali, contributi per lo sviluppo delle competenze digitali o iniziative finanziate attraverso programmi europei e regionali.

Per questo motivo, prima di presentare una domanda di finanziamento, è sempre opportuno verificare quale regime di aiuto viene applicato e quali effetti produce sul plafond aziendale disponibile.

Perché il de minimis è importante per chi vuole fare formazione finanziata

Ecco una proposta di formattazione che mette in risalto i rischi legati alla gestione del plafond e l’importanza della pianificazione per un’azienda:

Quando un’azienda presenta domanda per un contributo, deve dimostrare di non aver già superato il limite disponibile.

Il problema nasce spesso prima del bando: molte imprese non sanno con precisione quanti aiuti hanno già ricevuto, quali rientrano nel regime de minimis e quanto spazio resta per nuove richieste.

Questo è particolarmente rilevante per aziende che negli ultimi anni hanno utilizzato incentivi per:

  • digitalizzazione;
  • innovazione;
  • internazionalizzazione;
  • efficientamento energetico;
  • formazione continua;
  • consulenze specialistiche;
  • bandi regionali o camerali.

Se il plafond è già stato in parte utilizzato, il contributo per la formazione potrebbe essere ridotto o non concedibile.

Attenzione: conta l’aiuto concesso, non solo quello incassato

Un aspetto spesso sottovalutato è la differenza tra contributo richiesto, concesso e liquidato.

Ai fini del de minimis, il dato rilevante è l’aiuto concesso all’impresa, non necessariamente quello già incassato sul conto corrente.

Questo significa che un’azienda potrebbe avere già impegnato parte del proprio plafond anche se non ha ancora ricevuto materialmente il contributo.

È un dettaglio molto concreto, soprattutto quando si partecipa a più bandi nello stesso periodo.

Cosa significa “impresa unica”

Il limite dei 300.000 euro non si calcola sempre sulla singola partita IVA isolata.

La normativa parla di impresa unica, cioè considera anche eventuali rapporti di controllo, collegamento o influenza dominante tra più società.

In pratica, se un’azienda fa parte di un gruppo, il plafond de minimis potrebbe essere condiviso con altre imprese collegate.

Questo riguarda, ad esempio:

  • società controllanti;
  • società controllate;
  • imprese appartenenti allo stesso gruppo;
  • aziende con legami societari rilevanti.

Per questo motivo, prima di presentare domanda, non basta guardare solo la situazione della singola azienda operativa. Serve una verifica più ampia.

Come si calcola il plafond de minimis disponibile nel 2026

Il massimale ordinario è pari a 300.000 euro nell’arco di tre anni.

Per capire quanto resta, l’azienda deve sommare gli aiuti de minimis già concessi nel periodo rilevante e sottrarli dal limite massimo.

Facciamo un esempio semplice.

Un’impresa ha ricevuto:

  • 80.000 euro nel 2024;
  • 60.000 euro nel 2025;
  • 20.000 euro nel 2026.

Il totale degli aiuti già concessi è pari a 160.000 euro.

Il margine ancora disponibile sarà quindi:

300.000 euro – 160.000 euro = 140.000 euro

Questo non significa che l’azienda riceverà automaticamente 140.000 euro per la formazione. Significa che, entro quel limite, può ancora accedere a contributi de minimis compatibili con le regole dei bandi disponibili.

Quanto può ottenere davvero un’azienda per la formazione

La risposta più corretta è: dipende.

Non per vaghezza, ma perché l’importo effettivo dipende da tre elementi:

  • plafond de minimis ancora disponibile;
  • massimali previsti dal bando;
  • numero di lavoratori e tipologia di percorso formativo.

Il plafond indica il tetto massimo teorico. Il bando stabilisce quanto può essere riconosciuto davvero.

Per esempio, un voucher può prevedere un importo massimo per lavoratore o per impresa. Un avviso può finanziare solo determinati corsi, determinate competenze o specifiche categorie di destinatari.

Ecco perché due aziende con lo stesso plafond disponibile possono ottenere contributi molto diversi.

Esempio 1: PMI con plafond ampio

Una PMI con 20 dipendenti ha ancora 250.000 euro disponibili in regime de minimis.

Vuole attivare un percorso di formazione manageriale e digitale del valore di 15.000 euro.

Se il bando scelto consente la copertura del progetto e l’azienda rispetta tutti i requisiti, il plafond non rappresenta un problema. Il contributo può essere concesso entro i massimali previsti dalla misura.

In questo caso il de minimis non limita la strategia formativa.

Esempio 2: azienda con plafond quasi esaurito

Un’impresa ha già utilizzato diversi incentivi per innovazione, investimenti tecnologici e consulenze.

Il plafond residuo è di 18.000 euro.

Vorrebbe presentare un piano formativo da 35.000 euro.

In questo caso il progetto potrebbe essere valido, ma il margine de minimis non è sufficiente per coprirlo integralmente. L’azienda dovrà valutare strumenti alternativi o complementari, come Fondi Interprofessionali, Conto Formazione o avvisi non soggetti allo stesso regime.

Esempio 3: gruppo aziendale

Una società operativa ritiene di avere ancora molto plafond disponibile.

Durante la verifica emerge però che un’altra società del gruppo ha già ricevuto contributi de minimis rilevanti.

Il margine effettivo si riduce.

Questo è uno dei casi più delicati, perché l’errore non nasce dalla formazione, ma dalla mancata lettura della struttura societaria.

De minimis e formazione finanziata in Lombardia

Per le imprese lombarde, il tema è particolarmente rilevante perché numerosi strumenti dedicati alla formazione continua possono prevedere l’applicazione delle regole sugli aiuti di Stato.

Nel corso del 2026, aziende e HR manager continuano a confrontarsi con voucher regionali, iniziative finanziate dal Programma Regionale FSE+ e altre misure dedicate all’aggiornamento delle competenze. Tuttavia, non tutti gli strumenti seguono le stesse regole.

Prima di pianificare un percorso formativo è importante verificare:

  • quale regime di aiuto viene applicato;
  • quali massimali sono previsti;
  • se la misura è cumulabile con altri incentivi;
  • quanto margine è ancora disponibile;
  • quali obblighi documentali richiede il bando.

La formazione finanziata produce i risultati migliori quando viene inserita in una strategia di sviluppo delle competenze e non gestita come una semplice opportunità occasionale.

De minimis e Fondi Interprofessionali: si possono usare insieme?

In molti casi sì, ma non esiste una risposta valida per tutte le situazioni.

I Fondi Interprofessionali, istituiti dalla Legge 388/2000, rappresentano uno dei principali strumenti per finanziare la formazione continua dei lavoratori.

A seconda del Fondo utilizzato, della tipologia di Avviso e del regime di aiuto applicato, il finanziamento può essere soggetto o meno alle regole del de minimis.

Per questo motivo è sempre necessario verificare:

  • il regolamento dell’Avviso;
  • il regime di aiuto previsto;
  • le regole di cumulabilità;
  • le spese ammissibili;
  • gli eventuali limiti di intensità del contributo.

Una corretta progettazione permette spesso di combinare più canali di finanziamento e di utilizzare in modo più efficiente le risorse disponibili.

Come evitare di consumare male il plafond

Il plafond de minimis è una risorsa limitata. Usarlo senza una strategia può impedire all’azienda di accedere ad altri incentivi più rilevanti nei mesi successivi.

Prima di presentare domanda, conviene chiedersi tre cose:

  1. Questo bando è davvero il canale migliore per finanziare la formazione?

A volte sì. Altre volte può essere più efficace usare un Fondo Interprofessionale.

  1. Il contributo consuma plafond che potrebbe servire per altri investimenti?

Una PMI che sta pianificando innovazione, export o sostenibilità deve valutare anche gli incentivi futuri.

  1. Il piano formativo è coerente con i fabbisogni aziendali?

La formazione finanziata non dovrebbe partire dal bando, ma dalle competenze che l’impresa deve sviluppare.

Come verificare il de minimis prima di presentare domanda

La verifica dovrebbe partire dal Registro Nazionale Aiuti di Stato (RNA), che raccoglie le informazioni sugli aiuti pubblici concessi alle imprese.

A questo controllo va affiancata una ricostruzione interna della situazione aziendale, soprattutto quando negli ultimi anni sono stati utilizzati più incentivi o quando l’impresa appartiene a un gruppo societario.

In particolare è utile verificare:

  • aiuti concessi negli ultimi tre esercizi finanziari;
  • contributi approvati ma non ancora liquidati;
  • incentivi ottenuti da eventuali società collegate;
  • agevolazioni regionali, camerali o nazionali;
  • misure già prenotate o in fase di concessione.

Solo dopo questa analisi accurata è possibile capire con precisione quale margine rimane disponibile e quali opportunità di formazione possono essere attivate senza criticità.

Informattiva: il partner per la formazione finanziata delle imprese lombarde

Informattiva Srl è un ente accreditato in Regione Lombardia per i Servizi al Lavoro e per l’Istruzione e Formazione Professionale. Da anni affianchiamo le aziende nell’accesso e nella gestione di strumenti di formazione finanziata, fondi interprofessionali e bandi regionali, con un supporto tecnico completo.

Operiamo come partner HR per le imprese che vogliono trasformare la formazione in una leva strategica di crescita. Ci occupiamo di analisi del fabbisogno, progettazione dei piani formativi, gestione amministrativa e rendicontazione, garantendo conformità normativa e controllo dei processi.

Accanto alla formazione finanziata, supportiamo le aziende nella formazione apprendisti, sviluppo delle competenze manageriali, percorsi di team building e progetti di crescita organizzativa, con un approccio strutturato e orientato ai risultati.

Se la tua azienda opera in Lombardia e desidera valutare quali strumenti sono attivabili, il nostro team può fornirti un’analisi tecnica preliminare e personalizzata.

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